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Modelli Meteo LAM, facciamo chiarezza sul loro funzionamento, l’utilizzo e la loro attendibilità.

E’ in arrivo il primo vero assaggio invernale ed ecco che improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno, piovono mappe di previsioni nevose, gelo e catastrofi come se non ci fosse un domani.

Questo articolo, va detto, non è contro nessuno e non vuole puntare il dito in alcun modo verso altre fonti ma semplicemente vogliamo spiegare in tutta libertà come funziona il mondo previsionale dei modelli meteo L.A.M.

Cos’è un LAM?

L.A.M. Local Area Model – Modello di previsione numerica che, tramite dei dati iniziali globali, elabora ad alta risoluzione delle mappe grafiche che visualizzano i vari campi meteorologici quali temperature, pioggia, neve, vento ecc. ecc.
Cosa significa?

I grandi centri mondiali di ricerca meteorologica quali GFS, ECMWF, UKMO pubblicano giornalmente i dati estratti dalle loro elaborazioni fino a 4 volte al giorno nel caso del modello Americano GFS.
Tali dati possono essere prelevati, a pagamento o gratuitamente a seconda di chi li rilascia, e rielaborati dai modelli LAM aumentandone la risoluzione a livello orizzontale e verticale per ottenere mappe di previsione meteorologica più precise e affidabili.

Fino a qui tutto chiaro, il problema dove sorge?

Essendo un LAM inizializzato da altri dati esterni e soggetti ad errori di computazione anche il modello ad altra risoluzione può subire conseguenze da questo dato non completamente corretto, aumentando ed evidenziando ancor di più l’errore vista la risoluzione maggiore.

Come si possono limitare gli errori?

Il primo passo è quello di non spingersi troppo in là con le elaborazioni, ossia restare nel range del 48 ore di elaborazione del modello LAM per diminuire i possibili errori (più o meno sempre presenti) aumentandone di conseguenza l’affidabilità

Perchè oltre le 48 ore è un rischio?

Semplice, prendiamo il modello di riferimento per i principali LAM ossia l’Americano GFS.
Nell’arco di 24 ore il modello pubblica dati e mappe per ben 4 volte con discostamenti tra un RUN (corsa/elaborazione) e l’altro anche importanti che si ripercuotono di conseguenza sul modello meteo LAM che li rielabora ( la famosa frase “i modelli ritrattano tutto”).

Se prendiamo in considerazione LAM che arrivano anche oltre le 96 ore e facendo due calcoli in libertà notiamo come una mappa elaborata 96 ore prima è soggetta a ben 16 cambiamenti dettati dal modello di inizializzazione diminuendone drasticamente la performance e soprattutto l’affidabilità stessa della mappa.

La conclusione?

Personalmente crediamo che elaborare modelli LAM oltre le 48 ore non sia molto utile per l’affidabilità ma naturalmente nulla vieta di poterlo fare.
L’errore più grosso è quello di pubblicare tali mappe con 4 o 5 giorni di anticipo pur sapendo che la valità stessa è resa inferiore dal maggiore spazio temporale di utilizzo.

Nessuno vince e nessuno perde, tutti fanno un ottimo lavoro impegando risorse molto onerose e dispendiose anche a livello mentale ma forse troppo spesso ci dimentichiamo che l’utente medio si affida a noi per sapere come evolverà il tempo…non vediamolo come un semplice click sul mouse.

Buon Lavoro a tutti!

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